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Le grandi miniere di zolfo di Floristella e Grottacalda, insieme alle altre più piccole della Provincia di Enna, a partire dal1700sono state fonte di ricchezza economica di rilevanza europea.

A partire dalla seconda metà del XIX secolo, Valguarnera Caropepe conobbe una grande crescita demografica (passando da 5.000 a quasi 15.000 abitanti) grazie all'avanzare delle tecnologie di estrazione dello zolfo e alla produzione dei cotti. Numerose famiglie vi si trasferivano allettate dalla sempre maggiore richiesta di manodopera nella vicinissima miniera di Floristellae nelle fabbriche di mattoni di Grottacalda. I tanti minatori, anche bambini, sopportavano tremende condizioni di lavoro in cambio di una misera paga, ciò perlomeno fino a quando non si raggiunse un livello di evoluzione dei processi estrattivi(con l'uso delle mine) tale da permettere condizioni di lavoro migliori. In questo contesto, Agostino Pennisi barone di Floristella, iniziò a dare un volto imprenditoriale al processo di estrazione e lavorazione dello zolfo e fece erigere un pregevole palazzo, ancor esistente, che utilizzò come dimora di famiglia e come luogo di ricerca e sperimentazione.
Le miniere di zolfo cominciarono ad entrare in crisi a partire dagli anni ‘30anche se conobbero un rilancio a seguito del secondo conflitto mondiale. Cessarono definitivamente la produzione negli anni ‘70. Seguì un lungo periodo di abbandono di tutte le strutture fino alla soglia degli anni ‘90.
Oggi il Parco Minerario Floristella Grottacalda (raggiungibile dall'Autostrada A19Palermo-Catania, con uscita allo svincolo di Mulinello), accorpa le due omonime miniere di zolfo dismesse, risultando uno dei più espressivi insediamenti d’archeologia industriale esistenti nel sud Italia. L'estensione complessiva del parco è di 400 ettari: di questi, 200 ettari, corrispondenti al nucleo di Floristella, sono demanio dellaRegione Siciliana; gli altri 200, costituenti il nucleo di Grottacalda, sono di proprietà privata. L'area del parco forma un triangolo ai cui vertici si trovano località di notevole rilevanza ambientale e turistica quali il Lago di Pergusa e il Parco faunistico-floreale della Ronza. Il sito, paesaggisticamente pregevole del Parco, la cui ricchezza un tempo era costituita dalle miniere di zolfo, oggi costituisce una meta ricca di notevoli spunti culturali e naturalistici. Il permesso di apertura della miniera di Floristella, nell’area di Valguarnera, fu concesso l’11 aprile1825sebbene l’estrazione dello zolfo avvenisse anche prima, in seguito alla scoperta, nel 1791, del metodo di fabbricazione della soda ottenuta trattando con acido solforico il comune sale. La miniera di Floristella conserva ancora oggi il paesaggio tipico. Le sue emergenze restaurate, i suoi percorsi naturalistici e della memoria, ne fanno un luogo di attrazione culturale e sociale. L'esame delle diverse strutture abitative esistenti e delle strutture manifatturiere della zona mineraria evidenzia ed illustra i processi di modificazione sociale prodottisi nel territorio con l'avvento dell'industrializzazione. Come una sorta di grande museo a cielo aperto, il vasto complesso estrattivo fornisce una vera e propria "stratigrafia" delle diverse epoche e dei relativi sistemi e tecniche d'estrazione e di fusione dello zolfo. Risultano ad esempio ancora ben visibili, in prossimità delle uscite di pozzi e gallerie, i “calcaroni”, ossia quei grandi forni circolari che venivano utilizzati per la fusione e separazione dello zolfo dal materiale inerte; e ancora le “discenderie”, quei cunicoli semi verticali utilizzati in epoca preindustriale per raggiungere il giacimento; i “castelletti” e gli impianti dei pozzi verticali (utilizzati in epoca recente per la discesa in sotterraneo), i “forni Gill” (sistema più moderno per la fusione dello zolfo). La presenza delle antiche attrezzature, ancora visibili, evoca l'immagine del durissimo lavoro e l’amara realtà dello sfruttamento dei cosiddetti “carusi”, adolescenti e perfino bambini di 6 anni, che per poche manciate di soldi venivano ceduti dalle famiglie ai picconieri e utilizzati da questi per il trasporto a spalla in superficie dello zolfo. Questa dura realtà ci viene amaramente illustrata da Luigi Pirandello nella sua famosa novella “Ciaula scopre la luna”.

La struttura architettonica che sicuramente risulta di maggior spicco all’interno del Parco è il pregevole Palazzo Pennisi, un tempo cuore della miniera. Quest’ultimo, ubicato sul fianco della valle del rio Floristella, fu costruito tra il 1870 ed il 1885, quale sontuosa residenza estiva della famiglia feudataria proprietaria del complesso minerario: la pregnanza architettonica del monumento, recentemente restaurato, nonché la sua posizione in cima ad un rilievo dominante sull’intera area mineraria, generano una sorta di contrasto con l'austerità del luogo, fornendo un'immediata e suggestiva immagine di ciò che doveva essere l'estremo divario sociale dell'epoca. Inizialmente era stato edificato solo fino al piano fuori terra, ma successivamente fu sopraelevato di altri due piani per soddisfare l’esigenza di alloggi per il direttore e gli impiegati della miniera e di locali per gli uffici. Pensato quale fortezza inespugnabile dai minatori in caso di scioperi e rivolte, presenta numerose feritoie e, all’interno, oltre agli alloggi, agli uffici, ai vani di servizio, alla cappella a pianta ottagonale, alla carbonaia, ai granai, alle cantine, è dotato di uscite segrete di sicurezza che attraverso le cantine e due piccole gallerie permettevano la fuoriuscita dal Palazzo nel costone sottostante. Presso il Palazzo Pennisi è presente inoltre la struttura di captazione della sorgente, la struttura del palmento dei Pennisi e la cosiddetta “via del mosto”: un sentiero, realizzato inizialmente allo scopo di consentire un rapido collegamento tra il palmento ed il Palazzo, costeggiato da una canaletta in coppo siciliano che portava il mosto, per caduta, direttamente nelle cantine padronali. Oggi, la nuova consapevolezza di questo Monumento, nonché dell’intera antica e prestigiosa miniera, che fu anche location del film ispirato alla novella “Rosso Malpelo” di Verga, ha prodotto adeguata accoglienza per appassionati di storia mineraria, scolaresche, agroturisti, gruppi di escursionisti, per eventi (come ad esempio la festa del 1° maggio) e raduni.